Santa Veronica, la serafina d’amore verso Gesù Eucaristia

La novena di santa Veronica quest’anno si è aperta proprio con l’inizio della celebrazione della solennità del Sacro Cuore ed è significativo questo legame per la mistica francescana del ‘700 vissuta 50 anni nel monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello. Dal Cuore trafitto di Cristo sono sgorgati sangue e acqua, riconosciuti come simboli dei sacramenti da cui è nata e vivificata la Chiesa, è questa la sorgente che ha appagato la sete di felicità di santa Veronica e colmato il suo desiderio immenso di essere amata e di amare.

Santa Veronica è spesso raffigurata con il cuore in mano proprio perché ha portato impressi nel suo cuore gli strumenti della passione del Signore, ma ancor più perché dal Cuore di Cristo ha ricevuto la comunicazione dell’Amore che l’ha pienamente conformata la suo Sposo Crocifisso.

L’amore al cuore di Gesù in santa Veronica fa tutt’uno con l’amore all’Eucaristia di cui vorremo  meditare il mistero, così come la Santa ne ha dato testimonianza attraverso le 22 mila pagine del Diario[a] che ci ha lasciato: un resoconto di quanto la grazia operava in lei, quale ricca fonte di scuola cristiana. S. Veronica non scrive per insegnare né per comporre un’opera letteraria (il suo diario non è un trattato), ma solo per  obbedire ai confessori e inquisitori che devono investigare e valutare i fenomeni straordinari che si manifestano nel suo corpo, quali, ad esempio, la stigmatizzazione.

Nel diario, steso nell’arco di circa 33 anni, scopriamo l’interessante cammino di fede compiuto da santa Veronica nella progressiva crescita nell’amore a Gesù e nell’oblazione ai fratelli, frutto di un nutrimento genuino alle fonti della salvezza che sono i Sacramenti. La sua spiccata attenzione alla Liturgia e la presenza di numerose citazioni bibliche, implicite o esplicite che siano, denotano un autentico amore a Cristo e alla sua Chiesa. In un tempo in cui non era stata ancora introdotta la lingua corrente nella celebrazione liturgica, ossia la Messa era in latino, così come la Liturgia delle Ore, e neppure esisteva una traduzione della Bibbia in Italiano, S. Veronica attinge proprio alla Liturgia delle Ore e alla Messa per vivere una intensa unione al Signore nella preghiera.

La sua devozione all’Eucaristia ha manifestazioni precoci, con desideri di comunicarsi già verso i 5 anni, esauditi solo dopo insistenti richieste al suo confessore all’età di 9 anni. Interessante la singolare esperienza della sua Prima Comunione che ci ha lasciato. Aveva un pensiero continuo per l’evento grandioso che stava per compiere che la tenne persino sveglia la notte precedente con la preoccupazione di “che cosa poteva chiedere alla sua venuta, che cosa le poteva offrire”. Donando una risposta alquanto matura per la sua età: “Feci proponimento di fargli un dono di tutta me stessa, di chiedergli il suo santo amore per amarlo e per fare la sua divina volontà” (cfr. Diario I, p. 15). Il  temperamento focoso della fanciulla ci descrive l’esperienza mistica della comunione come la presenza di un fuoco che la faceva giubilare e non riusciva a stare ferma, solo la compostezza delle sue compagne poté contenere le dimostrazioni esteriori. La piccola Orsola, una volta rientrata in casa, con la sua semplicità e innocenza chiese alle sorelle per quanto tempo sarebbe durato quel fuoco che si sentiva all’interno, pensando che fosse una manifestazione naturale di ogni comunione.

Come veniva il dì che dovevo comunicarmi, non posso descrivere niente che cosa io facessi per l’allegrezza che provavo e quello che cagionava in me il divinissimo sacramento…. Avevo qualche cognizione sopra il suo amore infinito, sopra la sua grandezza… (D. I, p. 18)

I fenomeni mistici di cui è costellata la vita della Santa, soprattutto nell’età adulta sono sempre legati al momento liturgico che vive. Sono spesso descritte unioni o nozze mistiche sigillate al momento della comunione, frequenti sono le estasi o rapimenti durante la consacrazione, talvolta riceve la comunione dalle mani di Maria o degli Angeli nell’istante in cui si comunica il solo sacerdote: “Sono andata in Chiesa e ho fatto la santa comunione spirituale, la quale mi ha acceso un desiderio così grande verso il Santissimo. Oh! Se avessi potuto passare per quelle grate, per andare almeno a baciarlo!…” (D. I, p. 543). Queste forme di “comunione spirituale” vanno comprese nel contesto storico di santa Veronica, quando non era in uso la comunione quotidiana o ad ogni Messa, così come siamo abituati noi oggi. Inoltre, bisogna tenere presente che la clausura del monastero dell’epoca era tale da prevedere una separazione con l’esterno che non permetteva di vedere nulla della celebrazione Eucaristica, solo la presenza di una finestrina consentiva al sacerdote di comunicare le monache.

S. Veronica avrebbe desiderato ricevere la comunione quotidianamente, ma non osava chiedere tale permesso per non “fare una singolarità” che la distinguesse dalle consorelle della comunità. Quest’amore ardente che la  rese una “serafina d’amore verso Gesù in sacramento” per usare la bella espressione coniata dal Beato vescovo Castellano Mons. Carlo Liviero, era sicuramente un dono di Dio, corrisposto però da un impegno assiduo a vivere la celebrazione Eucaristica, in particolare la comunione, e l’Adorazione Eucaristica, come un evento grandioso preparato con cura, custodito con gioia e nella infinita gratitudine, così ci testimonia: “Questo dono che fa Dio alle anime, di dare se stesso per cibo nostro, rinchiude in sé tutti gli altri doni e grazie che Dio ci dispensa sempre, però il nostro vivere deve essere una continua preparazione, per disporci a tanto gran dono” (Cfr. D. I, p. 623).

L’esperienza personale di santa Veronica raggiunge profondità inaudite e riportiamo le sue stessa parole che provano a descrivere l’indicibile: “Parevami vedere mi si rappresentasse il divinissimo Sacramento, e di vedere in esso, come in un trono, Iddio trino ed uno: il Padre con la sua Onnipotenza, il Figlio con la sua Sapienza, lo Spirito Santo col suo Amore. Tutto ciò rapiva l’anima mia; si manifestava ad essa in qual modo stanno nel Divinissimo Sacramento le tre Divine Persone; ed ebbi un intendimento intimo e penetrante nell’anima, sopra questo divinissimo mistero (…) Ogni volta che noi ci comunichiamo, l’anima nostra ed il nostro cuore divengono tempio della SS.ma Trinità; e, venendo Iddio in noi, vi viene tutto il Paradiso” (cfr. D. III, p. 928).

Attraverso Maria, la donna Eucaristica, santa Veronica può penetrare il mistero racchiuso nel Sacramento Eucaristico.

Una dimensione preziosa dell’Alterità Divina ci viene mostrata dal suo atteggiamento davanti all’Eucaristia, come denota, ad esempio il camminare in ginocchio e baciare i luoghi dove era passato il sacerdote per comunicare le sorelle inferme.

Si potrebbe continuare ancora a lungo a riportare l’esperienza mistica della Santa e il suo rapporto personale con l’Eucaristia, ma non possiamo tralasciare la dimensione ecclesiale. Nell’Eucaristia contempliamo il corpo di Cristo e tutto l’universo trasfigurato in Cristo, il Sacramento che ci unisce in un corpo solo con Dio e tra di noi, costruisce la Chiesa,. Una conoscenza intima e penetrante di questo Mistero, rafforza l’amore della Santa per il suo corpo che è la Chiesa, in particolare per i sacerdoti che “tenevano quel Dio fra le mani” di cui stimava grandiosa la loro dignità: “Tutti i Santi e gli angeli assistevano il sacerdote che stava nell’atto della Consacrazione; e quei due raggi, come due soli, lo coprivano e lo rendevano così chiaro, che pareva un purissimo cristallo. Tutto ciò è stato nell’elevazione del Santissimo Calice e l’ostia consacrata” (D. III, p. 811). In un altro passo riflette: “pensavo fra me stessa e così dicevo a tutti voi sacerdoti: “E perché, quando vi sentite afflitti, e con qualche travaglio, non correte, di subito, a questo fonte di vita! (il Santissimo Sacramento)…Dicevo a tutti voi sacerdoti: correte a questo fonte di vita…” (D.  I, p. 543).

Una stima per il sacerdote che cresce con il maturare degli anni, ma si manifesta fin dall’infanzia come la Santa ricorda: “Parmi ricordare che più volte, quando stavo ad ascoltare la messa, nell’alzarsi l’ostia sacrosanta parevami di vedere in essa il bambino Gesù visibilmente… delle volte vedevo che il sacerdote diveniva risplendente come un sole… (D. I, p. 6).

La contemplazione del volto della Chiesa nell’Eucaristia per Veronica è un elemento che si rende palese precocemente nella sua vita, riconoscendo la bellezza peculiare di coloro che si erano comunicati: “verso i cinque o sei anni, quando mia Madre e le mie sorelle erano comunicate, in detto giorno non volevo partire da canto loro; e mi pareva che anche di volto divenissero più belle…”( (cfr. D. I, p. 7).

La dimensione ecclesiale dell’Eucaristia era per Veronica un’esperienza viva della sua esistenza quotidiana e numerosi sono i passi in cui è chiaramente manifesto quanto lei imparasse dai dolci colloqui con Gesù, davanti al tabernacolo, a crescere nella donazione ai fratelli.

Riportiamo un testo che dimostra quanto il cammino della Santa, da pochi anni stimmatizzata, abbia ancora bisogno di progredire nell’amore e come riceva insegnamento dall’Eucaristia: “Di questi giorni, mi sentivo alquanto infastidita, perché o una o un’altra sorella non mi lasciavano; ed ora volevano una cosa, ora un altra. Così, con industria occulta, cercavo di trovar modo di non incontrarmi con alcuna. In questo mentre andai a visitare il Santissimo e di cuore, chiedevo certa grazia a Dio; ora, non ricordo cosa fosse. Parvemi sentire come una voce che venisse dal Tabernacolo; così mi disse: Tu non vuoi ascoltare le tue Sorelle, ed io non voglio ascoltare te. Mi portò grande terrore tal cosa. Andai subito a trovare le Sorelle che avevo sfuggite; le consolai e parlai un pezzo sopra il punto della negazione del proprio volere; e poi, di nuovo andai a visitare il Santissimo. Parvemi sentire, tutta consolata, che chiedessi le grazie, ché mi sarebbero concesse. Ebbi rimprovero della mia poca carità e di nuovo parve sentirmi: Se tu vuoi ottenere le divine grazie, ti conviene stare sempre in atto di carità coi tuoi prossimi, come hai fatto poco fa.” (cfr. D. I, p. 750).

Nell’esperienza interiore di santa Veronica con l’Eucaristia riconosciamo quel posare il capo nel petto di Gesù per essere toccata dall’amore del suo cuore (Giovedì Santo); nel riscontro della sua vita vediamo l’estensione dell’amore nella donazione ai fratelli, seguendo Gesù fino alla Croce e partecipando i frutti della Sua gloriosa Resurrezione. Un dono per tutti noi come ci ricorda: “Nel punto poi che ho ricevuto in me il Divinissimo Sacramento, mi pare che Dio mi abbia fatto capire, con più chiarezza, che Lui era tutto mio e che quello che ha fatto per tutto l’universo mondo, lo ha fatto per ciascun’anima: ognuna può dire: l’ha fatto per me”. (D. III, p 1005)

L’invito che la santa rivolge in una sua lettera è ancora attuale per noi: “Non vorrei che passasse giorno di sua vita senza questo appoggio ed aiuto dell’Eucaristia: per tutti i nostri mali questa è la vera medicina; se noi siamo deboli essa ci dà la forza; se siamo freddi ci riscalda, se siamo afflitti ci consola” (D. VI, p. 348).

Possiamo concludere affermando che S. Veronica ha vissuto intensamente il mistero Eucaristico, fino alla significativa consegna alle sorelle, al termine della sua vita, della richiesta di due cose:

-          di dire a tutti che l’Amore si è fatto trovare, ditelo a tutti, questo è il senso del mio patire;

-          di ricordarsi della borsa per la povera della città a cui lei forniva il proprio pane.


[a] Per quanto riguarda le citazioni del Diario di santa Veronica sono prese da:

  1. S. Veronica Giuliani , Un Tesoro Nascosto” ossia il Diario di S. Veronica Giuliani, nuova edizione a cura di Oreste Fiorucci, voll. I-V, Monastero delle Cappuccine, Città di Castello 1969-1987.
  2. S. Veronica Giuliani, Diario di S. Veronica Giuliani, vol.VI: Le  Lettere, a cura di Maria Cittadini Fulvi e Lazaro Iriarte, (Fonti e testi francescani. Serie italiana), Ed Porziuncula, Assisi 1989.

La citazione del Diario sarà abbreviata con Diario o D.