VI domenica di Quaresima

nella Santa  Pasqua

Negli ultimi anni di vita santa Veronica dice di non ricordare più niente e, per obbedire ai confessori che chiedevano di scrivere le sue esperienze mistiche, si rivolge a Maria affinché l’aiuti a eseguire questo compito. La Vergine viene in suo soccorso ricordandole tutte le grazie che il Signore le dona; santa Veronica continua così la stesura fedele del suo Diario, riportando come sotto dettatura quanto le viene ricordato dal 14 agosto 1720 in poi.

Così leggiamo nella Quaresima del 1727: La notte fosti ai miei piedi (è Maria che parla), e con la voce dell’obbedienza mi chiedesti più gra­zie… Vi fu l’unione con l’anima mia, la quale con modo di comunicazione penetrante in te con brevità ti ammaestrò, e comandò che dovessi cominciare la vita crocifissa con angustie e pene…

E tu dicesti: Accet­to tutte le pene e qualsiasi angustia e pa­timento, …e, per via di comunicazione, ti feci capire che ogni venerdì dovevi con specialità partecipare in te i dolori della SS. Pas­sione, così era la volontà di Dio e mia.

Figlia mia, ricordati che nella scuola divina imparasti il perfetto modo di obbedienza con le altre virtù… Imparasti il modo di penare, e nel penare, imparavi il modo di amare e l’amore ti spogliava da tutto in tutto…”.  Cfr. D. IV, 908-909

Abbiamo scelto questo brano per concludere il percorso di questa Quaresima con santa Veronica perché ci mostra come il cammino della Croce non si esaurisce mai nella vita. La Santa scrive questa pagina del Diario nella sua ultima Quaresima e ci ricorda che si può sempre progredire alla scuola del Crocifisso.

Santa Veronica vive una comunione vera con Dio e quindi dal Crocifisso impara l’amore oblativo che passa attraverso il “penare” come lei genericamente qualifica ogni sofferenza  fisica e morale. Ma l’amore  di Dio si manifesta sì nella morte di Gesù in croce, ma anche nello Spirito Santo che supera questa tragedia e trionfa nella vittoria della Risurrezione. Così leggiamo l’esperienza mistica di santa Veronica nel giorno di Pasqua come una liberazione da ogni pena e la gioia profonda di vedere i frutti di grazia che sono elargiti agli uomini. Tutte le penitenza che la Santa vive nella Quaresima per la salvezza dei peccatori e la liberazione delle anime dal purgatorio, nel giorno di Pasqua si interrompono e ottengono il beneficio promesso da Dio. In questo modo santa Veronica ci aiuta a capire che la penitenza non serve solo per purificare l’uomo dal proprio male, ma anche per aiutare i fratelli che non sono in grado di poterla praticare.

L’esperienza vissuta da S. Veronica nel giorno di Pasqua è tale da non riuscire a descrivere con parole la gioia di cui si sente inondata e l’abbondanza dei frutti di grazia che ci sono elargiti. Negli ultimi anni di vita si limita a dire: La Vergine fece penetrare all’anima mia un po’ poco di quella allegrezza e giubilo che provò l’anima ed il cuore di Lei, quando il suo Santissimo Figlio risuscitò.  Cfr. D. III, 1271

Nella lettura del Diario è impressionante cogliere la sintonia liturgica dell’esperienza mistica di santa Veronica  (tenendo comunque presente che la liturgia della Veglia Pasquale era al suo tempo celebrata il mattino del Sabato Santo). Per quanto riguarda la Pasqua vediamo che al canto del Gloria cessano le sue pene e iniziano le grazie di unione sponsale fino al vertice di vivere un anticipato paradiso in terra. Questo anticipo di vita eterna conferma Veronica come figlia del Padre Eterno, sposa del Verbo Eterno e discepola dello Spirito Santo. La vita divina che il Battezzato rivive nella Pasqua trova, in questa bella espressione Trinitaria, la rivelazione della nostra relazione autentica con Dio. Un’altra sintonia liturgica della Santa è l’esperienza mistica che vive dopo la comunione, manifestando così quanto nell’Eucaristia il Battezzato riceve la rinnovata vita divina, ma approfondiremo questo tema in preparazione alla festa del 9 luglio.

Nella Pasqua del 1724 (tre anni prima della morte), ci descrive una delle tante grazie che riceve, manifestando quanto Dio operava in lei:

Vi furono tre modi del divino amore (è sempre la Vergine che detta).

Il primo ti spogliò di te stessa: ti regolava solo la volontà di Dio…

Il secondo modo diede a te fortezza ed umiltà. Questo fortificò la tua anima e la lasciò in esercizio di umiliazione…

Il terzo modo fu una comunicazione divina, la quale diede alla tua anima un lume della misericordia di Dio Cfr. D.  IV, 709

Ci fermiamo un momento a sottolineare l’importanza del terzo modo del divino amore: la misericordia di Dio. Santa Veronica si sente profondamente peccatrice e continuamente bisognosa di salvezza e abbiamo già raccontato nella terza settimana una delle sue esperienze di rigenerazione nel Sangue di Cristo dove si immerge nella profonda misericordia di Dio. Per questo, dopo aver sperimentato la salvezza, può sopportare l’obbrobrio e la contraddizione. Solo l’ esperienza della propria debolezza e fragilità e della misericordia di Dio, la porta ad annunciare la salvezza e farsi carico del peccato altrui offrendosi come “mezzana”. Solo perché è stata Redenta, ha cioè sperimentato in profondità la potenza salvifica della Passione-Morte e Risurrezione di Cristo, è divenuta  messaggera del Vangelo.

Concludiamo questi appuntamenti augurando a tutti i lettori di vivere questa Pasqua nello Spirito Santo come la festa vera che il Sangue di Cristo ci ha offerto per comunicarci l’amore del Padre. Possa il Signore Risorto camminare sempre al vostro fianco.