Santa Veronica e il Corpus Domini

 
 Dal Diario di santa Veronica (Vol I p. 95-97 ed. Fiorucci)

 

Mi pare di ricordarmi che sempre ho sentito gusto di ascoltare la parola di Dio, in specie le sante prediche; e mi pareva che facessero        
al mio cuore qualche commozione particolare quei predicatori, che dicevano qualche concetto sopra qualche virtù, oppure quasi sempre toccavano l’amore immenso di Dio, con qualche bell’esempio dei santi. Io vi sarei stata giorno e notte. Così quando facevano le prediche sopra il santissimo Sacramento, oh! quanto restava contenta quest’anima mia! Di questo divin Sacramento avrei voluto che tutti ragionassero, acciò una volta avessero ben penetrato questa grande invenzione di amore, che ha trovato Iddio per restare con noi per cibo delle anime nostre, a nostro pro! Oh! Dio! È un punto che fa impazzire il sol pensarci. Oh! pensate chi lo riceve con sentimento! E chi con vero sentimento lo tiene nelle mani come voialtri sacerdoti! Io penso che non siate in voi in quell’atto della consecrazione, oppure vi sentiate mutati in un Dio medesimo. Son d’avviso che diveniate come fuoco, e, tenendo fra le mani il divino amore, penso che abbruciate tutti, e che non possiate spiegare con parole quanto in quel punto fa ed opera il divino facitore nelle anime vostre.

Io delle volte fra me faccio un poco di discorso, e vado pensando che, se davvero ci pensassimo a questa opera divina, certo che si impazzirebbe per la veemenza e forza che dà un tanto amore. Oh! Dio! Il nostro cuore divien tempio della SS. Trinità. Si può dire di esso in quell’atto della Comunione: Ave templum totius Trinitatis. Quello che mente umana, non può capire, viene ad intrinsecarsi ed unirsi colle anime nostre, e farsi una stessa cosa con noi. E chi mai non si risolverà ad amare chi tanto ci benefica e ci ama? E come si ha da fare, per riposare la notte avanti, chi pensa a ciò? Io non credo che si abbia voglia del riposo del corpo, ma che tutti i nostri pensieri siano, come si può fare per prepararsi ad un tanto bene. Io per me credo che voi altri sacerdoti non dormite mai nè possiate cibarvi d’altro cibo che di cose spirituali. Credo che qui solo troviate il vostro sostentamento, e che questo divinissimo cibo del Sacramento sia a tutti voi sostentamento vitale, che non gustate altro. E mi pare anche a me, chè il giorno di Comunione non ho bisogno d’altro cibo. Se pure piglio un boccone di pane, lo faccio per non dare ammirazione e per obbedire: del resto non ho mai bisogno di altro cibo. E questo che dico ora, è un pezzo che mi sento così, ed anche di presente lo provo. Con tuttochè mi trovo nello stato che loro sanno, tanto il divin Sacramento mi fa quanto qui dico. Non sto a dire altro, perchè sopra questo sol punto vi vorrebbero   
fogli sopra fogli per raccontare tutto quello che esso divino amore la colle anime nostre in questo divino mistero. Ho detto queste quattro parole: non mi sono accorta d’aver detto ciò, e non so come mi siano entrate in questo racconto. Sia tutto a gloria di Dio e per adempire il suo santo volere.