Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo app

Santa Teresa

di Gesù Bambino e del Volto Santo

 

All’inizio di ottobre, mese missionario e dedicato alla Vergine del rosario, troviamo nel calendario liturgico la figura di santa Teresa di Gesù Bambino (1873-1897), detta comunemente “Teresina”. Il diminutivo del nome si direbbe a lei attribuito per la “piccolezza” che caratterizza il corso della sua vita più che ad una riduzione della sua figura morale e della sua dottrina. Anche l’uso frequente di un vocabolario preferenziale per il diminutivo ben si adatta al messaggio di Teresa, purchè si comprenda il senso accrescitivo della diminuzione;1come ci spiega il brano evangelico proposto per la Messa della memoria (Mt 18,1-4).

Santa Teresa, infatti, entra a soli 15 anni nel Carmelo di Lisieux (9 aprile 1888), ove riceve l’abito dell’Ordine della Vergine il 10 gennaio dell’anno seguente ed emette la sua professione religiosa l’8 settembre del 1890. Intraprende un rapido cammino sulle orme tracciate dalla Madre Fondatrice, santa Teresa di Gesù, e la spiritualità di san Giovanni della Croce, offrendosi vittima di olocausto all’Amore misericordioso di Dio nella festa della Santissima Trinità dell’anno 1895. Nell’anno successivo iniziano le prime manifestazioni della malattia che la condurrà alla morte il 30 settembre 1897, a soli 24 anni di età.

Dietro la sua giovane età si nasconde una maturità di fede testimoniata nella notte oscura dell’anima. La sua dottrina spirituale, indicata nei suoi scritti e sintetizzata nella “piccola via”, va intesa nel senso evangelico del termine per non correre il rischio di rendere “leggera”, ossia meno impegnativa, la sequela esigente del Maestro che per amore si è incarnato (di Gesù Bambino) e che per la nostra salvezza è stato crocifisso (del Volto Santo).

La spiritualità di S. Teresa sembra ben focalizzata nella lettura dell’Ufficio proposta dalla sapienza della Liturgia per la celebrazione della sua memoria. La sintesi mirabile di una pagina autobiografica della Santa, infatti, ci apre alla contemplazione del percorso spirituale della giovane Carmelitana. Proviamo a leggerne alcuni passi:

“Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, trovandovi finalmente una risposta”.

Fin da queste prime parole possiamo cogliere molti elementi caratteristici. In primo luogo il desiderio profondo che alberga nel cuore di ogni uomo e che non si sazia fino a quando giunge alla pienezza della sua vocazione -la comunione con Dio- e che santa Teresa sa ascoltare e vuole assecondare. Un invito anche per noi, spesso propensi ad accontentarci delle immediate soddisfazioni nei piaceri effimeri e nelle comode compensazioni, ad ascoltare la nostra innata esigenza di felicità senza arrenderci alle prime difficoltà. Inoltre, in un’epoca in cui la Bibbia non era di facile accesso, vediamo la familiarità della Santa con la Sacra Scrittura, e in particolare il suo amore agli scritti paolini bramando diventare un apostolo del Vangelo come lui. Teresa desiderava ardentemente di essere missionaria e lo è stata al punto da venir proclamata, insieme a san Francesco Saverio, Patrona delle Missioni dal Papa Pio XI nel 1927, pur non avendo mai abbandonato la clausura del Carmelo di Lisieux. Tale patrocinio così lo rendeva comprensibile Giovanni Paolo II: “Si potrebbe dire che Teresa ha fatto sua la singolare proiezione missionaria di Maria Santissima, la quale animò con la sua presenza orante e la sua perfetta carità la prima comunità apostolica, affinché il dinamismo suscitato dallo Spirito Santo nella Pentecoste spingesse l’annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della terra”.2

Tutti gli scritti della Santa sono pervasi di Sacra Scrittura e lei stessa racconta che, ad un certo punto della sua vita, trovava nella parola di Dio l’unico nutrimento spirituale. L’esempio di Teresa diventa anche per noi stimolo ad accostarci con pazienza e amore alla parola di Dio, in particolare al Vangelo, lasciandoci pervadere dallo Spirito che l’ha ispirata, così sapremo affinare il nostro orecchio e il nostro cuore per coglierne la genuina freschezza come fece lei. Santa Teresa non disprezza lo studio esegetico, anche se a quel tempo non poteva ricorrervi, e avrebbe volentieri impiegato le sue energie intellettuali nello studio delle lingue originali pur di cogliere più in profondità il messaggio evangelico fino a desiderare di parlare la stessa lingua di Gesù. Per tale motivo il Santo Padre nella lettera di proclamazione di S. Teresa Dottore della Chiesa, nel centenario della sua morte, così esordiva: “La scienza dell’amore divino, che il Padre effonde mediante Gesù Cristo nello Spirito Santo, è un dono, concesso ai piccoli e agli umili, perché conoscano e proclamino i segreti del Regno, nascosti ai dotti e ai sapienti” e in un altro passo rilevava: “Teresa è una donna che, nell’accostarsi al Vangelo, ha saputo cogliere ricchezze nascoste con quella concretezza e profonda risonanza vitale e sapienziale che è propria del genio femminile. Ella emerge per la sua universalità nella schiera delle donne sante che risplendono per la sapienza del Vangelo”.3

Dopo la lettura dei capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi, Teresa continua:

“…Una risposta certo chiara, ma non tale da appagare i miei desideri e di darmi pace.

Continuai nella lettura e non mi perdetti d’animo”.

Con queste parole Teresa testimonia la sua capacità di lettura della Scrittura quale strumento vitale per rispondere al progetto di Dio, con una docilità allo Spirito che non si arrende quando l’obiettivo non è raggiunto immediatamente. La perseveranza nella lettura è indice di un temperamento audace e nello stesso tempo fiducioso nella potenza di Dio, la quale tutto opera con la Sua Parola per amore dei Suoi figli. La forza per non scoraggiarsi mai Teresa l’attingeva dalla lotta per conservarsi nell’infanzia dello spirito in ogni occasione, come testimoniano le parole raccolte dalle sorelle negli ultimi mesi della sua vita: “Essere piccoli vuol dire anche non attribuire affatto a noi stessi le virtù che pratichiamo, non crederci capaci di nulla, ma riconoscere che Dio misericordioso pone il tesoro della virtù in mano al suo bimbo, perché questi se ne serva quando ne ha bisogno; ma il tesoro è sempre di Dio. Infine, è non perdersi d’animo per le proprie mancanze, perché i bimbi cadono spesso, ma sono troppo piccini per farsi un male grosso”.4

In un’altra occasione palesa la finezza del suo animo, che non si lascia impigliare nelle trappole dell’orgoglio, in questo modo: “Lei non fa come me. Quando ho commesso una mancanza che mi rattrista, so bene che quella tristezza è la conseguenza della mia infedeltà. Ma crede lei che io mi fermi lì? Oh no, non sono così sciocca! Mi affretto a dire al buon Dio: <<Dio mio, so che questa tristezza me la sono meritata: ma permettetemi di offrirvela ugualmente, come una prova che voi mi mandate per amore. Deploro il mio peccato, ma sono contenta di avere questa sofferenza da offrirvi>>”.5

In effetti, la grande fiducia in Dio faceva di Teresa una lottatrice infaticabile per non arrendersi di fronte alle difficoltà e, ricorrendo all’esempio dei santi, così si esprime: “Come Maddalena chinandosi sempre sulla tomba vuota finì per trovare ciò che cercava, così, abbassandomi fino alle profondità del mio nulla, m’innalzai tanto in alto, che riuscii a raggiungere il mio scopo”.6

 “Trovai così una frase che mi diede sollievo: <<Aspirate ai carismi più grandi. E io vi mostrerò una via migliore di tutte>>… la carità è la via più perfetta che conduce con sicurezza a Dio. Avevo trovato finalmente la pace”.

Quante volte il nostro cuore inquieto cerca riposo e non ne trova! S. Teresa ci assicura che anche chi cammina nella luce della fede conosce il travaglio della ricerca della meta, delle vie per arrivarvi. La ricerca delle cose sublimi può portare l’uomo ad innalzarsi fino a sostituirsi a Dio, Teresa, invece, si lascia illuminare dalla Verità della Parola e istruire dall’esempio dei santi. La familiarità con i santi è una componente poco evidenziata della sua spiritualità mentre ne costituisce uno degli elementi fondanti. Lei stessa testimonia quanta fede aveva nella comunione dei santi nelle parole raccolte dalle sorelle in punto di morte. La sua confidenza nell’aiuto dei santi era tale da farvi ricorso molto spesso nella vita: sia scegliendo come guida particolare i fondatori del suo ordine, sia lasciandosi istruire dal loro esempio per essere interamente di Dio. Il suo amore per l’eroina della Francia (S. Giovanna d’Arco) ne è l’espressione. La stessa forza che lei attinse dalla comunione dei santi per vivere il pellegrinaggio terreno le darà l’ardire di pronunciare queste parole: “Se Dio misericordioso esaudisce i miei desideri, il mio paradiso trascorrerà sulla terra fino alla fine del mondo. Sì, voglio passare il mio Cielo a fare del bene sulla terra. Ciò non è impossibile; fino nel seno stesso della visione beatifica gli Angeli vegliano su di noi.

Non potrò godere il mio riposo finché ci saranno anime da salvare, ma quando l’Angelo avrà detto: il tempo non è più!, Allora mi riposerò, potrò gioire, perché il numero degli eletti sarà completo, e tutti saranno entrati nella gioia e nel riposo. Il mio cuore trasale a questo pensiero…”.7

La testimonianza dei santi diventa per Teresa un trampolino per rilanciarla nell’amore di Dio. Lei stessa diverrà questo trampolino per altri uomini decisi a seguire l’avventura meravigliosa del Vangelo. In questi ultimi tempi ricordiamo, ad esempio, Madre Teresa di Calcutta che, rifacendosi all’immagine di S. Teresa (che amava dipingere) come “pennello nelle mani di Dio”, scelse (avendo studiato da maestra) di essere una “piccola matita nelle mani di Dio”, lasciando che il Signore scrivesse una nuova storia d’Amore per la bellezza della Chiesa di oggi.

“La carità mi offrì il cardine della mia vocazione… solo l’amore spinge all’azione…compresi che l’amore abbraccia tutte le vocazioni…”

Nel periodo storico in cui visse Teresa si era molto diffusa la spiritualità che valorizzava le piccole cose e le sue sorelle fin dall’infanzia istruirono la Santa a compiere piccoli sacrifici per Gesù. Lei stessa racconta di vari impegni assunti in preparazione alla Prima Comunione e tutti gli atti d’amore che faceva per disporsi degnamente a ricevere l’Eucaristia. In effetti, troviamo simili esempi in molti scritti dei suoi contemporanei, tuttavia Teresa riesce a cogliere in profondità il valore della piccolezza evangelica e con semplicità così si confidava alla sorella Celina nel 1893: “In realtà, i direttori di spirito portano avanti nella perfezione facendo fare un gran numero di atti di virtù, e hanno ragione; ma il mio direttore, che è Gesù, non m’insegna a contare gli atti, m’insegna a fare tutto per amore, a non rifiutargli nulla, ad essere contenta quando mi da un’occasione di dimostrargli che lo amo, ma tutto questo nella pace, nell’abbandono. E’ Gesù che fa tutto, io non faccio niente”.8

Teresa aveva ben compreso che solo per abituarsi a compiere degli atti è necessario un esercizio di conteggio per stimolare e ricordare l’impegno, ma poi non si ferma a compiacersi di ciò che fa o a valutare il suo operato e si lascia attirare dall’amato al di sopra di se stessa. La carità era per lei un motore tanto potente da spingerla ad ogni cosa per amore di Dio e del prossimo facendosi, come san Paolo, tutta a tutti. In un’altra occasione, infatti, racconta alla sorella Celina come sia tornata agli esercizi iniziali per aiutare una novizia nel cammino: “…Sono perfino costretta ad avere una coroncina per i sacrifici. L’ho fatta per carità ad una delle mie compagne… Sono presa dentro certe reti che non mi vanno molto a genio, ma che mi sono utilissime nella condizione d’anima in cui mi trovo”.9

Le parole di san Paolo ai Corinzi erano così per Teresa già presenti nel suo vissuto quotidiano, ma, sotto l’impulso dello Spirito, acquistano nuova luce dando pieno significato a tutta la sua vocazione.

“Allora con somma gioia ed estasi dell’animo gridai: O Gesù mio amore, ho trovato finalmente la mia vocazione. La mia vocazione è l’amore”.

  1. Teresa ha trovato la sua vocazione personale all’interno della chiamata alla vita contemplativa, questo diventa per lei motivo di gaudio. Non modera i termini per esprimersi e manifestare tutta la sua compiacenza per il dono ricevuto, ma, il timore di appropriarsi di quanto Dio opera in lei, la porta subito dopo a precisare: “No, questa espressione non è giusta, è piuttosto la pace, la serenità del navigatore il quale scorge il faro del suo porto. Oh, faro luminoso dell’amore, so come arrivare a te…”.10

Il suo cammino di fede ci mostra dove conduce la ricerca della verità: la pace del cuore nel suo duplice aspetto di essere appagato nel Bene e di poterne godere perfettamente. Teresa, infatti, ormai da qualche tempo non era più distolta da Dio, ma, solo trovando l’oggetto unificante la vocazione -l’amore-, poté appagare il desiderio profondo del suo cuore.

Le capacità intellettive e i doni di Teresa erano davvero grandi e lei lo sapeva bene, perciò, temendo di guastare l’opera divina, cercava di mantenersi nella verità del suo essere creatura impotente senza l’aiuto di Dio. Per natura sarebbe stata portata a far notare i propri talenti e, sebbene in modo molto raffinato, ad inalberarsi. Invece lei fino alla fine si ritenne piccola e strumento nelle mani di Dio abbandonandosi con fiducia a Lui come scriveva: “Il merito non consiste nel fare o nel dare molto, ma piuttosto nel ricevere, nell’amare molto… La perfezione consiste nel fare la sua volontà, e l’anima che s’abbandona interamente a lui è chiamata da Gesù stesso <<sua madre, sua sorella>>, e tutta la sua famiglia”. 11

Teresa riesce così ad impedire che l’orgoglio “faccia naufragare la nave già in porto” come dicevano i Padri della Chiesa.

“Sì ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto me lo hai dato tu, o mio Dio.

Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l’amore ed in tal modo sarò tutto e il mio desiderio si tradurrà in realtà”.

La vocazione per Teresa non è qualcosa di astratto, ma un progetto della mente di Dio che si colloca nel disegno universale di salvezza. Solo una coscienza veramente purificata è in grado di guardare dentro di sé e di leggervi il progetto di Dio su di lei. Teresa non ha cercato in altre persone la rivelazione della sua vocazione e neppure ha deciso autonomamente cosa fare, ma si è lasciata guidare dalla luce dello Spirito Santo che, in un cuore purificato, ha fatto risplendere la Verità della parola di Dio.

Come la fondatrice del suo Ordine, Teresa d’Avila, anche lei si riconosce figlia della Chiesa e, in seno ad essa, cooperante al Divino progetto. La più bella manifestazione dell’amore è di dare la vita per l’Amato, così Teresa ha trovato il modo di viverlo riconoscendosi, nel cuore di un corpo -la Chiesa-, come l’amore che dona energia per il suo sostentamento.

L’amore non conosce confini ed è per questo che, al termine della vita, Teresa vuole continuare in cielo ad amare e comunicare agli altri il segreto che ha dato senso e pienezza alla sua esistenza: “…sento che la mia missione sta per cominciare: la mia missione di fare amare Dio come io l’amo, e dare alle anime la mia piccola via (…) è la via dell’infanzia spirituale, è il cammino della fiducia e dell’abbandono totale”.12

Santa Teresa nella via della santità raggiunta a soli 24 anni, rivela una spiritualità tale da affiancarsi ai grandi dottori e mistici della Chiesa, ciò potrebbe lasciare adito al pensiero di una speciale grazia celeste che abbia rapidamente innalzato questa creatura. Senza togliere nulla alla sovrana liberalità di Dio, un tale pensiero non sarebbe in sintonia con la “piccola via” che Teresa ha percorso e proposto come cammino per tutti. Teresa non ha disprezzato l’itinerario cristiano additato dalla Chiesa fin dalle origini, ma lo ha percorso interamente rilanciandone il suo valore più vero. In realtà qualcosa di eccezionale nella sua vita si trova considerando che, fin dalla tenera età, Teresa ha accolto gli insegnamenti evangelici e si è impegnata a viverli quotidianamente, con una radicalità e progressione che non ha conosciuto tentennamenti nei tempi di prova.

Una speciale considerazione merita il tema della “Vita eterna” nella spiritualità di Teresa. Fin dall’infanzia, infatti, Teresa ebbe la grazia di essere preparata alla conoscenza delle realtà Ultime, la lettura poi di un libro riguardante la Vita eterna aprì interamente l’orizzonte del suo sguardo alla Beatitudine della meta celeste. Tale prospettiva del futuro glorioso dei santi nel cielo impegnò il cammino terreno di Teresa con tale energia da percorrere in breve tempo una strada di testimonianza singolare del Vangelo. In lei non ci fu spargimento di sangue, ma quell’offerta silenziosa ad ogni istante di tutta se stessa, quelle piccole rinunce ai propri gusti, desideri (anche leciti), pensieri, i quali, raccolti nel sentiero dell’esistenza, sono stati offerti per amore al Santissimo, come piccoli fiori senza appariscenza. L’esaltante prospettiva della visione beatifica come godimento partecipato della gioia di ciascuno e condivisione dei beni di tutti i santi, alimentarono in lei il desiderio di arrivare a questa meta prefigurando quanto la Liturgia ci auspica nella celebrazione dei Santi con la Benedizione Solenne: “Possiate godere, con tutti i santi, la pace e la gioia di quella patria, nella quale la Chiesa esulta in eterno per la comunione gloriosa di tutti i suoi figli”. Teresa non prestò attenzione al contingente, ma fissò il suo sguardo sull’eterno o su ciò che ne riflettesse la bellezza, per questo il suo passo nel presente fu deciso e rapido.

L’educazione di Teresa in una famiglia cristiana incise fortemente nel suo animo, ma non la esonerò dalle fatiche della fede e dalle tentazioni. Teresa era la quinta figlia della famiglia Martin (di cui sono state già riconosciute e proclamate le virtù eroiche dei genitori -26.3.1994-), a soli 4 anni perse la madre e si affidò alle cure della sorella maggiore Paolina. A 9 anni una nuova separazione affettiva, quando Paolina entra nel Monastero di Lisieux, causò una forte malattia alla piccola Teresa. Nel suo racconto autobiografico è descritta la guarigione miracolosa per opera della Madonna il 13 maggio 1883. Teresa ritornò la bambina serena e, sotto le cure premurose della sorella Maria, si preparò con entusiasmo al primo incontro con Gesù l’8 maggio 1884. La sua fanciullezza fu avvolta dalle cure amorose del padre, delle sorelle, della zia e delle cugine, intessendo una profonda amicizia con la sorella Celina, più vicina a lei per età. In un ambiente così saturo di religiosità e di affetti umani Teresa non fu risparmiata dalle purificazioni del cammino del pellegrino verso la Patria Celeste. Infatti, la formazione ricevuta, unita al suo animo sensibile e raffinato, anziché aprirle la strada verso l’amore e l’abbandono, le provocarono degli scrupoli da cui fu liberata dall’intervento divino nella notte di Natale del 1886 come lei stessa scrisse: “Gesù, il dolce bambinello, mutò la notte della mia anima in fiume di luce…Nella notte in cui si fece debole e sofferente per la mia anima, mi rese forte e coraggiosa. Mi rivestì delle sue armi, e da quella notte benedetta in poi, non fui vinta in alcuna battaglia, anzi, camminai di vittoria in vittoria, e cominciai, per così dire, una <<corsa da gigante>>… ricevetti la grazia di uscire dall’infanzia, in una parola la grazia della mia conversione completa ”.13  

Teresa, a soli 14 anni, desiderava entrare al Carmelo dove già vivevano le sorelle Paolina e Maria, per donarsi interamente a Gesù, per salvare il mondo con Lui attraverso la preghiera e il sacrificio e non per ritrovare gli affetti familiari. La presenza delle sorelle nel monastero fu per lei motivo di continua lotta per vincere la propria natura, tesa alla ricerca di appagamenti affettivi umani, e offrire interamente se stessa allo Sposo Gesù. Anche il desiderio di avere con sé la compagna d’infanzia, la sorella Celina, fu mosso unicamente dalla volontà di condividere la stessa gioia di appartenere al Signore e di poterlo servire nella Sua Chiesa: “Celina, preghiamo per i sacerdoti. Sì preghiamo per loro e consacriamo loro la nostra vita. Gesù mi fa sentire ogni giorno che vuole questo da noi due ”.14  Questo desiderio si purificò durante la lunga malattia del padre, cui Teresa era molto legata e che fu motivo d’intense sofferenze. In prossimità della Velazione, scrivendo alla sorella Celina, Teresa parlò appunto di una prova che il Signore le diede come una gemma preziosa per completare il suo corredo: “Gesù ci ha inviato la croce più raffinata che potesse escogitare nel suo immenso amore…”. 15 Tutto per Teresa fu accolto come dono di Dio, anche quando non poté gioire della presenza del babbo in un momento tanto importante per la sua vita quale la sua Professione, così confidò alla sorella: “di tanti doni, mi mancava senza dubbio un gioiello di bellezza incomparabile, e questo diamante prezioso Gesù me l’ha donato oggi… Celina, nel riceverlo, gli occhi si sono gonfiati di lacrime e le lacrime colano ancora. Sarei tentata di rimproverarmele come se non sapessi che esiste un amore il cui solo pegno sono le lacrime”. 16

Tutto il cammino nel monastero fu una continuazione dell’opera della Grazia, cui Teresa seppe corrispondere senza renderla vana, facendo di lei una testimone dell’Amore Eterno come il Santo Padre ha voluto sottolineare: “Teresa possiede un’universalità singolare. La sua persona, il messaggio evangelico della <<piccola via>> della fiducia e dell’infanzia spirituale hanno trovato e continuano a trovare un’accoglienza sorprendente, che ha varcato ogni confine…

La forza del suo messaggio sta nella concreta illustrazione di come tutte le promesse di Gesù trovino piena attuazione nel credente che sa con fiducia accogliere nella propria vita la presenza salvatrice del Redentore…”.17

Questa Santa che ha vissuto intensamente il Vangelo, pur nella sua breve esistenza, diventa anche per noi modello avvincente per rafforzare il passo nel cammino verso la santa montagna: Cristo Signore.

“La sua è una vita nascosta che possiede un’arcana fecondità per la dilatazione del Vangelo e riempie la Chiesa e il mondo del buon odore di Cristo…”18; con il Santo Padre siamo chiamati anche noi a riscoprire il profondo legame tra l’interiorità e l’estensione del Regno, pieni di fiducia nella comunione con santa Teresa, la quale “lavora” dal cielo per noi.   

Pubblicato nel 2003 nella rivista liturgica diocesana di Roma

A cura delle sorelle Clarisse Cappuccine di Mercatello

non riproducibile senza autorizzazione

1 J. GUITTON, Il genio di Teresa di Lisieux, Società Editrice Internazionale, Torino 1995

2 GIOVANNI PAOLO II, Discorso all’Angelus (19 ottobre 1997)

3 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Divini Amoris Scientia, (19.10.1997), 1-11

4 S. TERESA DI GESU’ BAMBINO, Gli scritti, Edizioni OCD, Roma 1995, 354

5 Ibid., 326-327

6 Ibid., 237

7 Ibid., 338

8 Ibid., 583

9 Ibid., 588-589

10 Ibid., 238

11 Ibid., 581-582

12 Ibid., 338

13 Cfr ibid., 138

14 Ibid., 521

15 Ibid., 520

16 Cfr ibid., 535

17 GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Divini Amoris Scientia, (19.10.1997), 10

18 Ibid., 11